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Last updated: September 3, 2019

Chi possiede un’azienda sa che per essere competitivo sul mercato deve “affrontare” il web. Se in passato la pubblicità passava attraverso TV e giornali, oggi i clienti arrivano per la maggior parte da internet. Migliaia di utenti cercano prodotti e servizi digitando parole chiave nei motori di ricerca, pronti a trasformarsi in clienti. Intercettare questo pubblico è fondamentale per il successo di un brand.È  dunque necessario affinare tutti gli strumenti esistenti allo scopo di catturare la propria fetta di mercato e battere i competitors. Ma come promuovere la propria azienda su internet?Cosa serve per promuovere la propria azienda su internetInnanzitutto si può iniziare con un computer e un collegamento a internet.

Poi è necessario avere un sito web. Oggi è possibile costruirlo autonomamente, specialmente se si dispone di un piccolo budget. Usando i CMS (acronimo di Content management system), come WordPress, Joomla e Drupal, si possono ottenere discreti risultati. Tuttavia il consiglio è sempre quello di affidarsi a professionisti del settore. La piattaforma per promuovere la propria attività commerciale deve essere funzionale e consentire una navigazione agile, oltre ad essere progettata secondo determinati criteri.

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Il sito deve essere veloce perché la fruibilità aumenta il ranking; gli utenti si spazientiscono se le pagine si aprono lentamente e probabilmente si rivolgeranno ai competitors. Una buona regola, dunque, è usare software per velocizzare la navigazione all’interno della piattaforma, come Gtmetrix o Pagespeed.Essere tra i primi 10 nella SERP di GoogleSe si decide di lavorare in inbound marketing, ossia entrare nella logica che prevede che siano i clienti a trovare l’azienda e non il contrario, la strategia di marketing deve puntare ad attirare utenti e generare traffico sul sito. La piattaforma su cui viene promosso il brand deve diventare l’elemento che catalizza la curiosità degli utenti che navigano in rete alla ricerca di un determinato prodotto. Al sito si possono affiancare anche altri strumenti come il blog, dove pubblicare contenuti in grado di intercettare le ricerche effettuate su Google. Ma come guadagnare posizioni nella SERP?Prima di tutto, se non si possiedono competenze professionali, bisogna rivolgersi ad un esperto SEO in grado di ottenere risultati specifici. L’altra figura necessaria è quella dell’AdWords specialist che lavorerà sull’advertising.Il SEO specialist svolge un lavoro specifico che solitamente comprende un’accurata keyword research per rendere competitivo il sito su Google, individuando sia le keyword commerciali sia quelle prettamente informative.

Queste ultime sono ugualmente importanti perché non mirano ad un risultato commerciale diretto ma sono in grado di generare l’inbound marketing.Il SEO ottimizzerà le pagine web della piattaforma lavorando su elementi fondamentali come il codice, i testi dei contenuti, le meta description e soprattutto sulla sitemap del sito. La sitemap è un file XML, acronimo di eXtensible Markup Language.

Se volessimo semplificare potremmo dire che la sitemap è la mappa del sito. Racchiude al suo interno la lista di tutte le pagine della piattaforma, che dovranno essere indicizzate da Google e anche da altri motori di ricerca. Si tratta dunque di una lista di link che consente, ai creatori della piattaforma, di aggiungere le informazioni che aiutano i motori di ricerca a comprendere come è strutturato il sito e quali sono i contenuti che pubblica. Si comprende l’importanza del file XML se si considera come dalla stringa di ricerca di Google passino tutti i clienti potenziali di un’azienda che vuole pubblicizzarsi in rete. Il SEO specialist provvede a caricare la sitemap su Google WebMaster Tools, uno strumento che Google fornisce agli utenti per migliorare la presenza della piattaforma sul web e garantire un suo miglior il posizionamento nella SERP.Sia sul blog del sito sia sulla piattaforma stessa dovranno essere pubblicati contenuti che promuovono i prodotti/servizi dell’azienda. I testi degli articoli devono avere determinate caratteristiche. Devono essere originali e non contenere errori grammaticali.

I principali motori di ricerca scovano ogni errore ed etichettano irrimediabilmente come non professionale una la pagina che pubblica articoli sgrammaticati.Il copywriting deve perciò persuadere l’utente a interrompere la propria ricerca sul web, convincendolo a restare sul sito e a non rivolgersi ai competitors.Per raggiungere tale obiettivo il titolo dell’articolo deve essere sempre piuttosto sintetico, contenere la parola chiave, essere d’impatto e accrescere la conversione, ossia la possibilità che un utente diventi cliente. Anche nel testo ci devono essere le parole chiave ma vanno essere inserite con criterio, perché un loro uso smodato è controproducente.Per posizionarsi ottimamente nella SERP di Google l’altro aspetto importante è l’advertising.

Si possono ottenere grandi risultati stanziando un piccolo budget in questa attività. Essere primi è quasi impossibile ma non per questo bisogna rinunciare al tentativo. Non si tratta soltanto di essere tra i primi 10 tra i risultati della ricerca. Il meccanismo che scatta grazie all’advertising è intelligente: le inserzioni pubblicitarie dell’azienda infatti appariranno al momento opportuno, proprio quando l’utente è alla ricerca di quelle informazioni.Le professionalità che lavorano con gli AdWords, ossia gli spazi pubblicitari nelle pagine di ricerca di Google, setteranno le campagne promozionali chirurgicamente, per ottimizzare le risorse del budget, evitando spese inutili e massimizzando gli introiti.

Predisporre una campagna pubblicitaria viraleNon tutte le aziende ricorrono ad una campagna pubblicitaria virale, anche perché non è semplicissimo predisporre un contento che attiri l’attenzione di migliaia di utenti. Eppure un viral davvero efficace può ottenere anche milioni di visualizzazioni. Un viral è un contenuto video così d’impatto da far avvertire agli utenti dei social l’esigenza di condividerlo, di mostrarlo a tutti i propri contatti. È lì che nasce il contagio. Si definisce viral perché infetta il web con il passaparola, con lo share, la condivisione sulle bacheche di Facebook. I contenuti dei viral solitamente sono politicamente scorretti e non riguardano il core business dell’azienda. Il viral sopperisce al lavoro che tradizionalmente svolgeva l’ufficio stampa delle grandi produzioni soprattutto cinematografiche. Uno dei più famosi creava incidenti diplomatici purché si parlasse del film.

Ecco, un viral efficace è l’incidente diplomatico 2.0.La geolocalizzazione del sitoA metà strada tra attività online e offline c’è la local search. Promuovere un’azienda su internet non sottintende che la vendita del prodotto debba avvenire esclusivamente online.

Chi possiede un negozio fisico ha tutto l’interesse che il cliente varchi la porta d’ingresso, specialmente se il cliente ha visitato il sito internet e ha già individuato il prodotto da acquistare.Immaginiamo una persona che sia alla ricerca di un negozio di ferramenta a Roma. Supponiamo che sia in giro in auto o sui mezzi pubblici e al momento della ricerca si trovi a Garbatella.

Sicuramente consulterà il suo smartphone nel tentativo di trovare la ferramenta più vicina alla sua posizione.Ovviamente consulterà Google digitando “ferramenta Garbatella” oppure cercherà l’informazione sulla mappa, sfruttando la geolocalizzazione.L’ottimizzazione della piattaforma ai fini della ricerca permetterà all’azienda di conseguire un posizionamento migliore su Google.

La cosiddetta pedonabilità del negozio è fondamentale soprattutto se l’attività punta ad un mercato locale. Un utente su due, dopo aver compiuto una ricerca local attraverso il suo smartphone, entro 24 ore raggiungerà fisicamente il negozio e nella maggior parte dei casi procederà all’acquisto.Strettamente connesso alla geolocalizzazione del sito è il servizio Google Business View. Lo scopo è sempre quello di convertire l’utente di internet in un cliente.

Il titolare di un’azienda può ottenere un appuntamento con un fotografo certificato Google che scatterà foto a 360° dell’esercizio commerciale. Le immagini, visibili su Google Maps, costituiscono un tour virtuale all’interno del negozio. Il servizio è gratuito, l’unica spesa da sostenere è il compenso al fotografo.

Promuovere l’azienda sui social networksIn una buona strategia di web marketing non può mancare la creazione di un profilo, dedicato all’azienda, sui maggiori social network.Ma quali social usare per promuovere la propria attività? I social network sono tutti diversi fra loro e spesso puntano a categorie di utenti. Un’azienda di arredamenti d’interni potrà sbarcare su Pinterest, che è nato per essere il social degli amanti della fotografia.Facebook invece ha un target più generico e l’età media dei fruitori negli anni si è alzata; rimane tuttavia il social più quotato in Italia.Twitter, Facebook, Instagram, con questi strumenti è possibile fidelizzare i clienti, creando contenuti che interagiscano con loro, rispondano alle domande in tempo reale, soddisfino le curiosità e li intrattengano. Anche la comunicazione deve essere mirata e specifica, meno ufficiale rispetto a quella usata interagendo con le email sul sito. Lo sbarco delle aziende sui social è avvenuto in un secondo momento. Twitter e Facebook sono nati come spazi di comunicazione tra le persone e non di promozione aziendale.

Per questo la comunicazione tra azienda e cliente deve seguire quella logica. Fidelizzare i followers significa parlare con loro, avendo un atteggiamento propositivo, coinvolgendoli per esempio in iniziative legate al marchio.I contenuti di promozione dell’azienda sui socialSia sui blog che sui social networks l’immagine conserva ancora tutto il suo appeal. Gli utenti che devono acquistare un prodotto infatti non si accontentano solo del testo. Un contenuto scritto perfettamente, e che magari descrive nei minimi particolari l’oggetto in vendita, non è sufficiente a creare quel corto circuito necessario alla conversione. Le immagini non devono mancare. Gli utenti preferiscono attribuire un like o condividere un articolo specialmente se è abbinato ad un video, ad una fotografia, ad una gif.

Per questo, ricollegandoci anche al tema viral, un canale Youtube aziendale potrebbe essere una buona idea, anche per l’interscambiabilità dei contenuti video che promuovono un brand. Del resto lo Youtube Marketing è sempre più usato dalle aziende che sbarcano sul web.Presidiare i profili social aziendaliIl timing relativo alla pubblicazione dei contenuti è uno di quegli aspetti che molte aziende sottovalutano. Alcuni strumenti come Facebook Insight monitorano il comportamento degli utenti, scovando le loro abitudini. Fa parte della strategia del web marketing pubblicare “un annuncio” cercando di sfruttare al massimo il traffico. L’obiettivo è quello di raggiungere più persone possibili.

Il social media manager, poi, oltre a pubblicare nelle “ore di punta”, deve garantire la presenza costante sui social. Il cliente deve avere l’impressione che la bacheca sia sempre viva e presidiata. In sintesi l’azienda deve creare la sua community, che sostenga il brand a patto di non sentirsi abbandonata, non solo nel caso abbia domande o curiosità da rivolgere. È infatti probabile che gli utenti possano parlare del brand ad amici e conoscenti, in quali magari stanno cercando proprio quel prodotto. E forse, gli utenti che non si sono ancora trasformati in clienti, quando avranno la possibilità al momento giusto acquisteranno il prodotto.

In quel caso vorrà dire che la fidelizzazione è finalmente avvenuta.

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